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Emerge che... - da Un Cuore Grande Così il 15/10/2014 @ 07:48

Dalla rassegna stampa (e non solo) emerge che caso Bergamini, già l'autopsia del '90 smontava il suicidio, il viso del calciatore del Cosenza senza un graffio ma fu dato credito al trascinamento da parte del camion per 60 metri... dalla gazzetta.it scopriamo che "Se questo vi sembra un uomo trascinato da un camion per 60 metri... C’è una foto che parla. C’è una foto che grida. C’è una foto che fa indignare. E’ la foto di Donato Bergamini, un primo piano. Molto stretto. A parte la postura degli occhi, sembra il viso di un addormentato. Con la barba lunga di qualche giorno. Ma quello scatto non è una semplice foto: fa parte della perizia medico legale effettuata nel gennaio 1990 dal professor Francesco Maria Avato, lo stesso che ha contribuito a far riaprire il caso Pantani. Avete letto bene: gennaio 1990. Due mesi dopo la morte del centrocampista del Cosenza. Questa foto che ritrae la parte superiore del cadavere di Donato Bergamini mostra un volto senza segni di trascinamento, che dunque contrasterebbe con la ricostruzione iniziale delle cause della morte. Lo scatto fa parte della perizia medico legale effettuata nel gennaio 1990 dal professor Francesco Maria Avato, lo stesso che ha contribuito a far riaprire il caso Pantani. La foto è arrivata alla Gazzetta dalla famiglia Bergamini. La tesi del suicidio, inizialmente supportata dal racconto di due testimoni presenti sulla Statale 106 nei pressi di Roseto Capo Spulico, è stata sempre confutata da parte dei familiari del calciatore. Isabella Internò, ex ragazza di Bergamini, e Raffaele Pisano, l’autista del camion, sono stati iscritti nel registro degli indagati, rispettivamente per omicidio volontario in concorso e per falsa testimonianza, nella nuova inchiesta aperta dalla Procura di Castrovillari nel 2011. Bergamini, morto a 27 anni, ha indossato per ultima la maglia del Cosenza. In Calabria era diventato in breve tempo un idolo per i tifosi.
CASO RIAPERTO — La foto è arrivata alla Gazzetta dalla famiglia Bergamini. Sono stati la sorella Donata e il padre Domizio a decidere questo passo. Come mai? Fa capire, più di tante parole, quanto era poco credibile da subito la tesi del suicidio, un suicido raccontato agli inquirenti dai due testimoni presenti sulla Statale 106 nei pressi di Roseto Capo Spulico: Isabella Internò, ex ragazza di Bergamini, e Raffaele Pisano, l’autista del camion. Entrambi sono ora indagati, la Internò per omicidio volontario in concorso, Pisano per falsa testimonianza, nella nuova inchiesta riaperta dalla Procura di Castrovillari nel 2011. Prima di andare avanti nel racconto, serve una spiegazione: la Gazzetta ha deciso di non pubblicare sul giornale la foto. Certo, è un documento di grande importanza e non vìola nessun segreto istruttorio, ma potrebbe urtare la sensibilità di qualche lettore. E’ disponibile nel sito della Gazzetta: prima di visionarla si è avvertiti dei contenuti forti. Insomma, una presa di responsabilità. Precisato questo aspetto, torniamo al racconto: perché quella immagine grida e fa indignare? Seguiteci.
IL SUICIDIO — "Faccio entrare solo il papà a vedere il corpo: è straziato perché è stato trascinato per oltre 60 metri". Così il carabiniere Barbuscio accoglie, dopo un bel po’ di anticamera, i familiari del povero Bergamini il giorno dopo quel maledetto 18 novembre 1989. Hanno viaggiato da Argenta tutta la notte, con un dolore lancinante per la notizia piombata all’ora di cena: l’amato figlio, il calciatore lanciato verso una carriera importante in A, morto in circostanze misteriose. Quando arrivano nella caserma di Roseto Capo Spulico, sanno poche cose. Domizio entra nella stanza, gli fanno vedere solo il viso del figlio: il corpo è coperto da un lenzuolo. Barbuscio gli spiega: «Si è gettato sotto un camion, poi è stato trascinato per quasi 60 metri. Non lo tocchi». Il volto è pulito, tranne un piccolo graffio sulla fronte. Il papà sbotta: "Ma che cosa sta raccontando, ho guidato dei camion di quella portata: se uno ci finisce sotto finisce maciullato. Non può essere andata come dite voi". La battaglia lunga 23 anni inizia quel giorno. Come è stato possibile credere a una versione che faceva acqua da tutte le parti a iniziare da un viso pulito? Come è stato possibile che quel volto senza ferite ispezionato la mattina del 19 novembre anche dal pm di allora, Ottavio Abbate, non abbia instillato neppure il minimo dubbio sul suicidio, dando pieno credito al trascinamento? Ma c’è molto di più.
L’AUTOPSIA — Lasciamo stare i rilievi sballati (con piazzole di sosta spostate di 40 metri) effettuati da Barbuscio nelle ore seguenti al ritrovamento del cadavere (tutti confutati negli anni seguenti), quello che qui ci preme far notare è come si arriva alla foto in questione: con inspiegabile ritardo il pm solo a gennaio decide di far eseguire l’autopsia su Bergamini e ordina la riesumazione del corpo. La perizia è condotta dal professor Avato che scatta una serie di foto fondamentali e fa le sue ipotesi in una consulenza che avrebbe dovuto ripetere durante l’incidente probatorio, diventando una prova da utilizzare in un eventuale processo. Ma questo non accade: Avato non sarà mai sentito, né durante l’incidente probatorio, né al processo del 1991 con Pisano unico imputato (poi assolto) per omicidio colposo. I giudici sentenziano: Bergamini si è gettato sotto il camion. E poco importa se la foto scattata da Avato e la relazione medico-legale suggeriscano altre conclusioni e hanno un nome molto diverso dal suicidio. Il professore fa notare come sia impossibile il trascinamento, come le ferite siano concentrate solo su una parte (il fianco destro) e riconducibili a un sormontamento del camion, vale a dire le ruote fatte passare sopra un corpo steso per terra (e già cadavere come diranno le recenti consulenze, a partire da quella del Ris), Avato per spiegare meglio usa la metafora di un frutto schiacciato ed esploso. E’ quello accaduto alla parte destra del fianco di Bergamini. Ma sul resto del corpo il giocatore non presenta ferite, i vestiti (come dimostrano altre foto scattate sul posto da Barbuscio, immagini che ripubblichiamo) sono intatti, le scarpe ben strette ai piedi, persino le calze sono su. E poi c’è il viso: secondo i testimoni Bergamini si sarebbe buttato a pesce sotto le ruote e poi trascinato. Questo è raccontato agli inquirenti, questo non è mai messo in dubbio nonostante il corpo di uno sfortunato ragazzo dica altro. Gli inquirenti non cambiano idea neppure dopo l’autopsia di Avato. Anzi, quella perizia finisce dimenticata, l’incidente probatorio evaporato.
ATTESA — La foto parla e spiega come mai la famiglia non si sia mai rassegnata. Sta ancora aspettando una risposta: proprio in queste settimane la Procura di Castrovillari sta per chiudere l’inchiesta riaperta nel 2011 (ipotesi omicidio volontario) e condotta dal procuratore capo Franco Giacomantonio e dal pm Maria Grazia Anastasia. Il lavoro del professore Avato è agli atti insieme ad altre novità importanti (consulenze e testimonianze). La tesi del suicidio dopo 25 anni è stata spazzata via dalle nuove indagini. La strada per capire cosa sia accaduto nel 1989 è ancora lunga, ma è arrivata l’ora di capirlo. E magari un giorno qualcuno spiegherà alla famiglia e all’opinione pubblica come mai 25 anni fa sia stato possibile non porsi delle domande guardando un viso di un uomo che doveva essere irriconoscibile, ma aveva solo un graffietto sulla fronte.
E forza Genoa!

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Emerge che... - da Un Cuore Grande Così il 14/10/2014 @ 08:06

Dalla rassegna stampa (e non solo) emerge che quando accadono questi eventi catastrofici, spesso a risentirne sono loro, i bambini... il caso più grave forse è quello del terremoto, il sisma in Emilia del 2012 fece danni mostruosi, non solo a livello materiale ma anche psicologico, infatti entrarono in azione parecchi addetti per cercare d'arginare i traumi che arrivano sempre dopo lo shock. Qui la situazione cambia, un fiume che esce non è la terra che balla, ma non sottovaluterei il riscontro che i bambini genovesi potrebbero accusare in seguito all'alluvione, non solo vedendo le immagini alla tv o su web, ma patendo l'atmosfera in casa, magari sentendo certi discorsi catastrofici, avvertendo la disperazione di un genitore, sentendo le tensioni eccessive e l'aria che diventa pesantissima... io sono della scuola di pensiero che i bambini dovrebbero sempre essere preservati dalle faccende di questo calibro, non hanno le strutture cognitive ed emotive per fronteggiarle, le vivono attraverso il caos interno e la sofferenza diffusa, che possono quindi creare ferite di lungo termine e ampio raggio. A proposito di bambini, ieri ho trovato un breve articolo che fa "Gira la moda, Poochie e Bebi Mia: i giocattoli cult delle bambine anni '90'. Quando erano ancora chiusi nelle loro scatole avevano qualcosa di magico, quasi miracoloso, e chi è stata bambina negli anni '80 e '90 non può che ricordarli con grande nostalgia. Non importa averli posseduti o solo desiderati: giocattoli come Dolce Forno, Polly Pocket o i Minipony hanno rappresentato un'epoca e fatto sognare più di una generazione. Ecco come si trascorrevano i pomeriggi quando computer e cellulari non erano ancora entrati nella vita dei più piccoli". Arpal, stiamo aspettando. E forza Genoa!

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Emerge che... - da Un Cuore Grande Così il 13/10/2014 @ 07:44

Dalla rassegna stampa (e non solo) emerge che ieri il sindaco Marco Doria ha fatto un giro in una delle zone alluvionate, al giorno terzo dopo l'evento catastrofico, per lo più si è preso in silenzio delle sonore urlate, a questo punto faceva meglio a starsene a casa, del tutto inutile scendere dopo così tanto tempo e solo in una zona circoscritta, quella più centrale e sicura, il Quadrilatero, e il Secolo titola "Doria, toccata e fuga tra gli alluvionati"... un vero Sindaco sarebbe da venerdì mattina sul posto, avrebbe trascorso 3 giorni tra la "sua" popolazione smarrita... una guida, un esempio, una figura che sostiene e trascina, non un semplice amministratore che fa i calcoli e cerca di salvare il salvabile... personalmente penso che Doria sia una persona per bene, legale e onesto, ma non lo ritengo adeguato al suo ruolo, qui ci vogliono grinta, carattere, carisma... terminata questa apocalisse, da persona retta qual'è, penso possa dare le dimissioni. Che il Sindaco è l'unico elemento che deve stare vicino ai suoi cittadini, tutto il resto sarebbe fuoriluogo e sospetto, assolutamente da evitare passerelle elettorali di partiti e politici nazionali. Che bene la decisione di levare Tasi, Imu e Tari agli alluvionati. Che in settimana ci aspettiamo qualche notizia dall'Arpal!? allora, abbiamo fatto una breve ricerca (se ci sono degli errori, segnalateceli grazie), ed è venuto fuori che il Direttore Generale è l'Avv. Roberto Giovanetti (telefono pubblico di ufficio: 010.6437220), ha questa carica dal 22 novembre 2011; genovese classe 1962, laureato in giurisprudenza ed abilitato alla professione di avvocato, assunto dalla Provincia di Genova nel 1988, è uomo di Pubblica Amministrazione, avendo sempre lavorato presso l’ente di piazzale Mazzini: funzionario e dirigente dell’avvocatura provinciale, dal 2004 al 2010 è stato responsabile del settore Ambiente ed Energia, prima di passare nel 2010 alla direzione del personale, dal 2011 quindi direttore Arpal... solo per questo compito, il suo stipendio è di 117.000 euro lordi all'anno, una cifra che non discuto perchè rifuggo dai luoghi comuni tanto urlati oggi, ma certamente una cifra che obbliga a certi standard di prestazione. Che non si vuole fare una caccia alle streghe di nessun tipo, ma chiediamo cortesemente al direttore di Arpal spiegazioni ed eventuali dimissioni. E forza Genoa!

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Emerge che... - da Un Cuore Grande Così il 12/10/2014 @ 08:52

Dalla rassegna stampa (e non solo) emerge che c'è ancora questa perturbazione in arrivo stasera, bruttina, che dovrebbe durare circa 12 ore e portare sulla nostra città parecchie decine di mm d'acqua, speriamo non centinaia, solo da lunedì pomeriggio potremo tornare ad una certa tranquillità meteorologica. Tornata questa tranquillità, ci aspettiamo alcuni movimenti, e bisogna stare attenti a non urlare "Tutti a casa", perchè i responsabili puntano su questo concetto, su questa totalità che poi è solo vaghezza, per scamparsela e restare ai loro posti... bisogna quindi fare attenzione a non cadere nel populismo, altrimenti si fa il gioco di chi ha delle reali responsabilità... io penso che il primo movimento debba riguardare l'Arpal l'AGENZIA REGIONALE PER LA PROTEZIONE DELL'AMBIENTE LIGURE (Via Bombrini 8 - 16149 Genova - tel +39 010 64371), se è questa che doveva dare l'allerta, il suo direttore deve dare le dimissioni, chi è il responsabile dell'Arpal? c'è un nome? essendo un'Agenzia regionale, è Burlando che se ne deve far carico, è lui che deve intervenire, se non lo fa diventa responsabile allo stesso modo. Poi, il sindaco Marco Doria tecnicamente sul discorso dell'allerta non ha grandi responsabilità perchè segue le indicazioni dell'Arpal, ma due fatti lasciano perplessi, il primo: anche senza indicazioni ufficiali dell'Arpal, possibile che nessuno della sua Giunta si sia accorto di quello che stava per succedere, del tipo uno che fa "Ragazzi, mi dicono che i fiumi stanno crescendo parecchio"?, il secondo, il peggiore: non essere andato nelle zone alluvionate! neanche la Vincenzi aveva osato tanto, questo secondo punto lo spodesta in pratica dal suo ruolo di Sindaco. Infine, penso sarà fondamentale un discorso relativo all'agibilità degli esercizi commerciali lungo i fiumi, perchè questi non sono più eventi eccezionali, non so se l'abbiamo capito. E forza Genoa!

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Emerge che... - da Un Cuore Grande Così il 11/10/2014 @ 08:26

Dalla rassegna stampa (e non solo) emerge che ricordo quando negli anni '80 mi sono appassionato di meteo, non so come mai mi si accese questo robusto interesse, ma lo accettai come un fatto naturale... ai tempi questa passione si sviluppava secondo coordinate molto diverse rispetto ad oggi, non c'erano cellulare internet facebook, le notizie erano prese dalla carta (giornali e libri) o addirittura dai racconti di chi era presente durante gli eventi estremi, era un'interesse più romantico, una passione che viveva d'immaginazione e memoria... ricordo per esempio i ritagli di giornale con le temperature più fredde, a metà anni '80, durante un inverno particolarmente rigido, nelle città del Nord Italia si registrarono massime di -10 e minime di -18 -20, una cosa oggi impensabile, e io ho ancora in qualche cassetto questi ritagli, che facevano coppia con le più clamorose notizie sportive legate al Genoa, come le proteste violente, le invasioni in trasferta, i risultati più pazzeschi, c'era quindi la sezione del Meteo e quella del Genoa... oggi è cambiato tutto, come è giusto che sia, le informazioni viaggiano immediate sui social, rendendo tutti istruiti sui fatti con immagini video e testimonianze, creando magnifici sceriffi, Speedy Gonzales della retorica, creatori di slogan ad effetto, giustizialisti perfetti, chiamatori di adunate, professionisti trovatori di colpe, moralisti incalliti, insomma un sacco di persone rispettose delle regole, che non ammettono errori, naturalmente senza mai guardarsi allo specchio. E forza Genoa!

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Emerge che... - da Un Cuore Grande Così il 10/10/2014 @ 08:25

Dalla rassegna stampa (e non solo) emerge che i dati dell'Auditel continuano a condannare Giovanni Floris e Massimo Giannini: i due talk-show "DiMartedì" e "Ballarò", in onda rispettivamente su La7 e Raitre, non ingranano infatti negli ascolti tv.... entrambi sono stati sconfitti da tutte le altre reti generaliste, ma il dato più significativo è che persino RAMBO, il celebre film del 1982 con Sylvester Stallone protagonista (che sarà stato mandato in tv almeno venti volte), è stato più seguito di loro... i numeri: la quarta puntata di "Ballarò" ha registrato nella presentazione 1.472.000 (share del 5,22%) e nel talk 1.549.000 telespettatori (6,63%), la quarta puntata del talk "DiMartedì" ha registrato un ascolto di 751.548 telespettatori (3,48%), su Retequattro il film "Rambo" ha invece registrato un ascolto netto di 2.066.000 telespettatori (7,8%). E forza Genoa!

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Emerge che... - da Un Cuore Grande Così il 09/10/2014 @ 08:15

Dalla rassegna stampa (e non solo) emerge che giro di vite a Firenze per chi imbratta i monumenti e compie atti contrari alla pubblica decenza. Via libera della giunta comunale all'aumento della sanzione prevista che passerà da 160 a 400 euro. Il provvedimento è stato adottato durante la seduta di ieri dell'esecutivo di Palazzo Vecchio anche in seguito al grave episodio di degrado sul sagrato di piazza Santa Maria Novella, nel corso del quale alcuni giovani erano stati fotografati mentre facevano pipì contro il celebre monumento... L'annuncio del sindaco Nardella su Facebook: "Quello che è successo nella notte tra venerdì e sabato sul sagrato della basilica di Santa Maria Novella è indegno. È una violenza contro un bene patrimonio Unesco ed è una violenza all'umanità. Le azioni di contrasto esistono già ma non bastano. Ho concordato con il comandante della polizia municipale l'adozione di un'ordinanza per aumentare la sanzione prevista in questi casi da 160 a 400 euro", continuano i controlli sui mini market, che ormai sono diventati il segno caratteristico del centro di Firenze... E mi viene in mente il nostro Centro Storico, esploso in tutta la sua bellezza negli anni '90, con locali fermento artisti musica entusiasmo e cultura in continuo movimento... cos'è oggi!? se uno va dalle parti di piazza delle Erbe trova solo freddi mini-market alcolici, vomitevoli macchinette da gioco senza talento, sgorbi di spacciatori a decine, putrefatti nail shop cinesi, kebabbari improvvisati, universitarie che sono andate al cinema solo alla Fiumara, gente che piscia per strada alle 11 di mattina, scritte sui muri che inneggiano a se stessi, mignotte che non sanno neanche masturbare, giovanissimi che pensano a Carlo Felice come un ragazzo che gli è girata bene, Melina Riccio che passa come un Picasso, dozzine di pit bull maschi, gente che fa dei suoi 30 tatuaggi il tratto di personalità più importante, locali di merda e tantissima ignoranza, orde di ventenni che si alcolizzano ogni sera senza aver mai bevuto birra in un bicchiere di vetro... in poco più di un decennio abbiamo mandato all'aria tutto un patrimonio preziosissimo, e la colpa è solo nostra. E forza Genoa!

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Emerge che... - da Un Cuore Grande Così il 08/10/2014 @ 07:12

Dalla rassegna stampa (e non solo) emerge che aveva 80 anni ed era cugino di Moira, da alcuni anni aveva scelto di rifondare il suo spettacolo con un omaggio alle proprie origini e al cinema di Fellini. Nando Orfei, uno dei capostipite della cultura circense in Italia, è morto ieri dopo una lunga malattia all'ospedale San Raffaele di Milano. Aveva 80 anni. Partecipa al lutto l'intera compagnia del Circo Orfei. Nando Orfei per il suo ruolo è stato in passato anche una stella del cinema, si ricordano le sue apparizioni nei film di Fellini "Amarcord" e "I Clowns"... La storia della famiglia di circensi più celebri affonda le origini, tra storia e leggenda, agli inizi dell'Ottocento quando si narra che Paolo, sacerdote di Massalombarda dalla vocazione non proprio ferrea, preferì, dopo una parentesi concertistica, seguire la strada del saltimbanco. Da questa prima esperienza nacque la vocazione di un'intera famiglia che proprio il padre di Nando, Paride (il clown Pippo), portò al massimo successo quando sposò Alba Farini considerata l'artefice della fortuna di questa parte del ceppo degli Orfei. Attorno al 1960 questa famiglia infatti diede vita ad una propria attività, divenuta nel giro di pochi anni il Circo a tre piste Orfei di Nando, Liana, Rinaldo. Mentre la cugina Moira è figlia dell'altro figlio di Paride, Riccardo... Nel 1972 i tre Orfei hanno presentato un fastoso chapiteau a tre piste, il "Circo delle Mille e Una Notte" e qualche anno dopo il "Circorama". E' stato il momento magico dei tre fratelli che appaiono frequentemente in televisione e girano vari film tra cui quelli di Fellini. Nel 1977 i fratelli si sono separati. Liana e Rinaldo hanno creato il Circorama 2000 e poi, rispettivamente, il Golden Circus e il Circo Rinaldo Orfei: Nando, con la moglie Anita Gambarutti, ha creato il Circo delle Amazzoni che in seguito è diventato il Circo Nando Orfei e recentemente La Pista dei Sogni. Negli ultimi anni Nando Orfei, con i tre figli Paride, Ambra, Gioia e la moglie Anita, nel continuare la tradizione di famiglia, ha deciso di ricreare uno spettacolo che in qualche modo fosse una ricerca delle proprie origini e allo stesso tempo un omaggio al loro amico Federico Fellini: l'Antico Circo Orfei. Fino a quando ha potuto, Nandino, come veniva chiamato da tutti, è andato in giro con la compagnia... Dopo un inizio, da giovanissimo, come giocoliere abilissimo, era passato nella gabbia dei leoni e delle tigri, come domatore. Da tempo aveva smesso, ma, fino a quando la malattia glielo ha permesso, entrava in scena nel finale dello spettacolo a ogni serata per salutare il pubblico, indossando l'immancabile giacca bordeaux. "Il circo è e sarà sempre il più grande spettacolo del mondo" era la sua frase e, tra le ultime volontà espresse c'è quella cult del mondo dello spettacolo: qualsiasi cosa accada, "The show must go on". Ciò nonostante, il Circo, che è in tournée a Modena, da oggi è in lutto. Gli spettacoli sono sospesi fino a giovedì, giorno in cui si terranno i funerali a Milano. E forza Genoa!

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Emerge che... - da Un Cuore Grande Così il 07/10/2014 @ 08:15

Dalla rassegna stampa (e non solo) emerge che il Bloody Mary compie 80 anni: al via una settimana di celebrazioni per l'anniversario di uno dei drink ancora oggi tra i più famosi e popolari al mondo. Il cocktail nasce a New York nel 1934 quando Fernand Petiot, allora barman del The King Cole Bar al St. Regis di New York condì un semplice succo di pomodoro con vodka, sale, sedano, pepe, pepe di cayenna, limone e salsa Worcestershire. Fu così miscelato il primo Red Snapper, meglio conosciuto come Bloody Mary. Fu subito associato al mondo del jazz, celebrando così la fine del proibizionismo che negli Stati Uniti aveva bandito la fabbricazione, vendita, importazione e trasporto di alcol dal 1919 al 1933. ''E' uno dei drink che può essere considerato precursore se non simbolo di quella branca della miscelazione che è stata definita 'liquid kitchen' e che porta nel mondo del bar tecniche e ingredienti prima relegati esclusivamente alla cucina'' sottolinea il 'mixologist' del Cafè Trussardi di Milano Tommaso Cecca che presenterà una sua interpretazione del Bloody Mary, al Salone del Gusto, a Torino dal 23 al 27 ottobre. Per chi visita New York durante il mese di ottobre, il King Cole Bar del St. Regis di New York presenterà 80 varianti del Bloody Mary firmati dai migliori chef e ristoranti Usa. Parte del ricavato della vendita dei cocktail andrà in favore di Citymeals-on-Wheels, l'organizzazione di New York che si occupa della distribuzione di pasti ai più disagiati. Alcune chicche: nella sitcom "I Jefferson", la mamma beve regolarmente il Bloody Mary. Nel romanzo "Il diario di Bridget Jones", Bridget e le sue amiche hanno un'insana ossessione per il Bloody Mary pomeridiano. Nel film "Miami supercops - I poliziotti dell'ottava strada" l'agente Steve Forrest, interpretato da Bud Spencer, ordina un Bloody Mary chiamandolo erroneamente "Bionda Mary". Nella puntata n.105 della serie tv "L'ispettore Derrick", intitolata "La ragazza in Jeans", l'ispettore Klein beve un "Bloody Mary", suscitando lo sconcerto dell'ispettore capo Derrick... Il Bloody Mary è servito spesso di mattina, anche se è molto popolare anche per l'aperitivo serale. Mentre non sono necessari virtuosismi particolari per creare un cocktail a base di vodka e succo di pomodoro, alcune versioni più elaborate sono divenute marchi di fabbrica dei barman che le hanno create. Una decorazione comune è l'aggiunta di un gambo di sedano, se il cocktail è servito in un tumbler alto, spesso adagiato sul ghiaccio.
Ecco la ricetta ufficiale standard:
4,5 cl di vodka
9 cl di succo di pomodoro
1,5 cl di succo di limone
2/3 gocce di Salsa Worcester
1 pizzico di sale e di pepe nero
Tabasco.
Può essere shakerato vigorosamente o mescolato lentamente, il risultato sarà lo stesso. Decorazione con un stecchino di sedano; preparare anche degli spiedini con qualche oliva, della giardiniera, qualche carota, funghi, o altra verdura; o anche carne, salame, gamberetti, formaggio. A volte può essere guarnito anche con asparagi sottaceto. Chi scrive adora il Bloody Mary. E forza Genoa!

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Emerge che... - da Un Cuore Grande Così il 06/10/2014 @ 07:49

Dalla rassegna stampa (e non solo) emerge che 'Ho questo tumore al polmone destro, in alto. Anche al fegato. Non mi dolgo di come il caso mi ha trattato e mi tratta. Intendo passare allo sciopero della sete. È sempre in dialettica al potere al quale la nonviolenza propone proposte", lo afferma Marco Pannella a Radio Radicale. “Sono toscanelli alla grappa, ne fumo 60 al giorno. Ho cominciato quando Bruxelles ha messo il divieto alle Celtic, le mie sigarette preferite. Ne ho fumate 100 al giorno per una vita. Poi stop. E ora fumo questi, aspirandoli”.
Pannella, vuole morire? Sta forse praticando un’auto-eutanasia?
Proprio perché non voglio morire continuo a fumare! Se dovessi smettere ci resterei secco. Non voglio suicidarmi. Il fumo in tutti questi anni ha impedito al mio corpo di ammalarsi. Due tumori alla mia età ci possono pure stare. Me ne frego. Semmai ho un dolorino ai reni che non si capisce cosa sia.
Pannella, 60 sigari al giorno con un tumore al polmone. Almeno li riduca. E poi i sigari non si aspirano.
E dove sta scritto che non si aspirano? Anzi, i medici mi dicono sempre che, specie quando sono in sciopero della sete, mi fanno bene perché fanno aumentare la salivazione. Altrimenti sarei spacciato.
Ma non rischia la vita a fare il Satyagraha con due tumori?
Sì, è pericoloso, ma io sono sempre monitorato. E ho il mio metodo: quando digiuno, prendo tre cappuccini al giorno oppure un pacchetto di patatine. Se non bevo, trecento grammi di ciliegie o di susine.
Qualcuno la accusava di mangiare di notte.
Balle stratosferiche. Ma quando non digiuno le mie porzioni sono abbondanti. Mai meno di 250 grammi di pasta.
Sempre esagerato. Alla faccia di nutrizionisti e salutisti.
Sono tutti una manica di coglioni. Vogliono metterci paura su tutto: paura di mangiare, di fumare, di scopare. Il corpo, invece, più viene sollecitato e più si rafforza. Se ti moderi ti indebolisci e ti ammali più facilmente. Vi consiglio la lettura di “Digiuno, autofagia e longevità” di Ulisse Franciosa. Più metti alla prova il tuo fisico e più campi a lungo. Io ne sono la prova vivente.
Una vita esagerata, spericolata la sua, altro che Steve MacQueen… Almeno con le canne ha smesso?
Ma io non sono un consumatore abituale di droghe leggere. In vita mia mi sarò fatto 8 o 9 spinelli in tutto e sempre in situazioni pubbliche, a sostegno delle mie battaglie politiche. Una volta, a una manifestazione, pensavo di fumare marijuana invece era una sigaretta e manco me ne sono accorto. Mi sono sempre bastate le mie Celtic.
Pannella che non si fa le canne è una notizia. Ora non mi dirà che pure la sua bisessualità dichiarata è un escamotage a sostegno delle battaglie radicali?
Ho avuto qualche esperienza omo-sex e nemmeno troppo entusiasmante. Ma è chiaro che faceva gioco a tutti che io fossi ‘il drogato d’Italia’ o ‘il frocio d’Italia’”.
Quando ha rischiato davvero la vita per i suoi digiuni?
Diverse volte. Una in particolare, durante il processo a Saddam, con un Satyagraha per non farlo giustiziare. Il mio medico mi disse: se non lo impiccavano, ci restavi tu.
I suoi critici la accusano di ricattare la politica: ecco Pannella con il suo solito digiuno che arriva a un passo dalla morte.
Il Satyagraha è l’unica vera forma di lotta non violenta contro il potere. Invece di mostrare i muscoli, mostri la tua magrezza. Guardate Gandhi. Lui però quando digiunava stava a letto, io non mi fermo un attimo.
L’ha chiamata pure il Papa…
La sua telefonata mi ha reso felice. Mi ha detto: ‘La ringrazio per il suo coraggio, continui a essere coraggioso’. Qui, nel palazzo della storica sede del Partito Radicale, a via di Torre Argentina, ci sono le “suore benedittine” e anche “le suore operaie”…. Mi vogliono bene, mi fermano sempre per sapere come sto e cosa faccio". E forza Genoa!

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